Sicilia: Un medioevo originale


Sicilia: Un medioevo originale
 

Il Medioevo siciliano non condivide né cronologia né fondamenti istituzionali del resto d’Europa, in quanto l’isola si pose lungo la faglia mediterranea di collisione culturale e geopolitica tra Occidente e Oriente, Nord e Sud. Tra il VI e XI secolo, l’universo economico e culturale della Sicilia fu dominato da due grandi potenze, una cristiana rappresentata dall’Impero di Bisanzio e l’altra, che la seguì , islamica. Dall’attuale Tunisia  migrarono massicciamente Arabi, Berberi e Iranici che con la diffusione di moschee (nella sola Palermo se ne contavano 300), scuole coraniche e circoli sufi ne fecero terra di tenace radicamento della cultura islamica.

Ruggero I fu il primo re normanno appartenente alla famiglia degli Altavilla a fondare la monarchia insieme a cavalieri che provenivano dalla Normandia e dall’Italia settentrionale. Questi cavalieri  negli ultimi decenni del X secolo avevano incominciato a guadagnare fama di mercenari fieri e tenaci. Ma quella che era iniziata come un’offerta di braccia armate in cambio del diritto di saccheggio si trasformò in una serie di tentativi di mettere solide radici. Negli anni sessanta del XI secolo Ruggero si insediò in Calabria e in Sicilia che a quel tempo era sotto il dominio degli emiri. Per recuperare la sicilia alla cristianità, il papa Urbano II , promotore della prima crociata, investì Ruggero del potere equivalente a quello di un pontefice. Egli aveva capito che il compito di proselitismo missionario poteva essere affidato solo a chi si era impossessato dell’isola con le armi, l’unico in grado di impiantare centri di governo regionale e di pianificare nuovi stanziamenti abitati da cristiani.

L’isola incominciò progressivamente ad agganciarsi all’Occidente romanzo e cattolico. Pellegrini normanni incominciarono ad apparire nell’Italia Meridionale presso il Santuario dell’arcangelo Michele sul Gargano. S. Michele era una importante figura che suscitava entusiasmi nella bellicosa Normandia : ne fa fede l’ abbazia di Mont- Saint- Michel al confine con la Bretagna.Inoltre mercanti genovesi, pisani, veneziani acquisirono posizioni di monopolio nel commercio dei cereali. Nel 1156 re Ruggero I aveva riconosciuto ai genovesi un accesso privilegiato al cotone,alle pelli e al grano, tutte merci su cui dovevano pagare imposte ridotte. In questo progetto di acculturazione forzata svolse un ruolo di spicco la componente dell’Italia centro-settentrionale costituita da piemontesi, liguri, lombardi, emiliani, toscani che a ondate si stabilirono sull’isola. Essi si insediarono non tanto nelle città ma nei centri minori e grazie alla loro condizione di artigiani e piccoli imprenditori agricoli  lasciarono un’impronta culturale legata a libertà civili e sociali.Traccia del loro passaggio è rimasta negli idiomi “gallo-italici” di matrice marcatamente padana, ancora oggi in uso nell’area compresa da Piazza Armerina a San Fratello.

Nelle grandi città come Palermo, invece, le moschee furono trasformate in chiese. Fu questa l’origine dell’incantevole chiesa di S. Giovanni degli Eremiti a Palermo. La città venne divisa in quartieri etnodifferenziati: musulmani, greci, ebrei e mercanti stranieri La conquista fu dovuta in parti eguali alle armi e alle arti diplomatiche . In fondo , pur con questa suddivisione fortemente gerarchica dello spazio, ebrei e musulmani poterono continuare a incontrarsi nei rispettivi luoghi di preghiera.Ma il re Ruggero nonostante la gigantesca opera di “pacificazione” continuò a esercitare il suo potere dalla Calabria fino alla morte e fu solo con i suoi successori che la sicilia divenne il possedimento più amato dai normanni.

 

Giovannella Antonioli