Da Bisanzio agli arabi

I bizantini, per opera del generale Belisario, conquistarono la Sicilia nel 535. Poche sono le testimonianze sull'amministrazione dell'isola da parte dei nuovi conquistatori, ma è certo che nel periodo bizantino i siciliani godettero di un clima di pace. La Sicilia non fu coinvolta, infatti, nelle guerre che tormentarono, nel secolo successivo, l'Italia e il Nord Africa.
Nel 565, alla morte di Giustiniano, l'Impero d'Oriente mostrava già i segni di debolezza economica, per la necessità di far fronte con ingenti somme al mantenimento degli eserciti. A ciò si aggiunse il contrasto tra l'imperatore e il papa, che culminò con l'arresto di papa Martino da parte di Costanzo.

Nel 660 Costanzo decise di trasferire la capitale da Costantinopoli di nuovo in Occidente: per cinque anni Siracusa fu la capitale dell'impero bizantino. I Siciliani sperarono di ottenerne prestigio e ritorni finanziari, ma la residenza dell'imperatore nell'isola significò, al contrario, un insostenibile onere finanziario. Inoltre il governo di Costanzo si rivelò tirannico, tanto che l'imperatore fu assassinato nel 668. A seguito di una rivolta secessionista, fu dichiarato imperatore a furor di popolo un aristocratico armeno, ma l'anno successivo le fiamme della rivolta si spensero di fronte all'esercito del figlio di Costanzo, che riportò la capitale a Costantinopoli.

Da questo momento in poi il Mediterraneo sarà spazio di conquista dell'Islam e la Sicilia diventerà un importante nodo strategico e una roccaforte dell'ortodossia (tra il 678 e il 751 tutti i papi, tranne due, furono siciliani). Nell'800, a seguito del suo arresto da parte dell'imperatore, l'ammiraglio Eufemio istigò una rivolta popolare. L'azione di Eufemio (proclamatosi imperatore) provocò a sua volta la ribellione di un suo luogotenente, tanto che l'ammiraglio si vide costretto a chiedere aiuto all'emiro aglabide, in cambio della Sicilia come provincia tributaria, a patto di esserne il governatore. Iniziò così, con l'invio di un esercito di 10.000 uomini (arabi, berberi e musulmani spagnoli), la conquista e l'espansione araba in Sicilia.

La conquista araba non fu certo indolore e come ogni atto militare trascinò dietro distruzioni e disordini. Ma i nuovi conquistatori, ottenuto il possesso dell'isola, si rivelarono clementi: alcune città rimasero, almeno virtualmente, indipendenti e la libertà di religione venne in qualche modo assicurata. Ma, tra le altre cose, sia i cristiani che gli ebrei dovettero pagare più tasse, portare particolari indumenti per farsi riconoscere e segnare le loro case.
La politica economica dei musulmani determinò una fioritura del commercio e fece della capitale Palermo, una grande città. Città cosmopolita, Palermo si riempì di orti e giardini meravigliosi, grazie alle progredite tecniche di ingegneria idraulica di cui gli arabi furono maestri. Oltre all'agricoltura, fiorente fu, sotto gli arabi, l'industria della pesca, dell'estrazione dei metalli, delle manifatture tessili.

Ma il bilancio della dominazione non fu tutto positivo. La conquista araba produsse notevoli danni e devastazioni del territorio, a seguito di incendi e disboscamenti estesi.
La Sicilia musulmana all'inizio fu governata dagli Aglabiti che ebbero, con una guerra civile, come successori i Fatimiti. Questi spostarono la capitale del regno in Egitto, lasciando la Sicilia molto più indipendente, tanto che vi si insediò la famiglia dei Kalbiti. L'isolamento dell'isola diede spazio a Bisanzio per un nuovo avvicinamento, che ebbe inizio con la stipulazione di un trattato tra l'emiro kalbita e l'impero. Ma il tentativo di riconquista bizantina non ebbe successo. I protagonisti del mondo mediterraneo stavano nuovamente cambiando. Nel 1060 Ruggero il Normanno sbarcò a Messina "inaugurando", così, l'avanzata normanna nell'isola.