Mostre e gite effettuate dalla nostra associazione

 Saluzzo, 18 marzo 2013

 ASSOCIAZIONE SOCIO CULTURALE SICILIA-PIEMONTE

              GITA ALLE ISOLE BORROMEE

Partenza in pulman Da Saluzzo il 19 Maggio 2013 Da Piazza XX settembre ore 7,00 alla Volta di STRESA.

 ( circa ore 2,30 via autostrada).

Imbarco su natante dedicato al nostro gruppo verso Isola Bella, visita del palazzo Borromeo e del parco (la visita del Palazzo di Isola Bella e di Isola Madre costa cumulativamente 14 Euro, ed è facoltativa, non è compreso nel costo della gita)

Nel 1632 Carlo III Borromeo decise di intraprendere la costruzione di un palazzo per la moglie Isabella d’Adda, scelse un nudo isolotto posto di fronte a Stresa, nel golfo del Verbano dove sfocia il fiume Toce. I lavori subirono una battuta d’arresto verso la metà del XVII secolo a causa della pestilenza sviluppatasi nel ducato di Milano, furono però ripresi con rinnovato vigore dai figli di Carlo III: il Cardinale Giberto III (1615-1672) e soprattuttoVitaliano VI (1620-1690). Quest’ultimo ebbe il merito di affidare il completamento dei lavori al celebre architetto romano Carlo Fontana. L’inaugurazione dei giardini è invece del 1671, conCarlo IV (1657-1734) amante delle arti e letterato egli stesso. Alla fine del Settecento/inizio Ottocento il palazzo fu visitato da Napoleone con Josephine de Beauharnais e dalla principessa del Galles Carolina Amalia di Brunswick.

                                          

Alle 12,30 trasferimento all’Isola Superiore, detta dei Pescatori, per il pranzo( Menù’ e costo allegato).Dopo il pranzo, breve visita dell’isola. Unica tra le isole Borromee ad essere abitata durante tutti i mesi dell’anno, ospita un piccolo villaggio di cinquanta abitanti caratterizzato da una piazzetta racchiusa da vicoli stretti e sinuosi che conducono alla passeggiata sulla punta settentrionale dell’isola. Caratteristiche sono le case a più piani sorte per sfruttare al meglio il poco spazio a disposizione: sono quasi tutte dotate di lunghi balconi indispensabili per essiccare il pesce. Come indicato chiaramente dal nome, l’attività della pesca è ancora assai praticata, ed è possibile gustarne i freschissimi frutti in una delle numerose trattorie con vista lago. Alle 16 imbarco per l’Isola Madre per la visita dei giardini.

                                       

Tra i più antichi giardini botanici d’Italia, presenta un microclima assai favorevole allo sviluppo di glicini, rare piante subtropicali, fiori esotici e uccelli dai colori sgargianti (non è raro imbattersi in variopinti pappagalli, nei fagiani cinesi o negli eleganti pavoni dalle piume candide). Tutto questo, unito alla cura con cui l’ambiente viene conservato, dà l’illusione di trovarsi in una località tropicale. 
Nei primi anni del Cinquecento la zona era popolata da oliveti, poi convertiti in un suggestivo giardino. Interventi successivi portarono alla creazione di un giardino all’inglese che si estende su di una superficie di quasi otto ettari. Dopo ulteriori modifiche, il parco assunse l’aspetto attuale: si sviluppa su più terrazze e permette al visitatore di fermarsi ad ammirare autentiche rarità come un bicentenario cipresso del Kashmir e una palma Jubaeae Spectabilische compirà presto 125 anni. Come sovente accade nei giardini all’inglese, la struttura dei viali non sembra essere stata disegnata a tavolino, essi si snodano in una trama che potrebbe apparire quasi casuale. Alle 18 ritorno a Stresa, passeggiata sul lungo lago. Alle ore 19,30 partenza per il rientro a Saluzzo previsto per le 22.

 Il costo complessivo, comprensivo di viaggio, trasferimento alle isole con imbarcazione dedicata e pranzo è di Euro 80 .  

                                                        Saluzzo 27/03/2013

 Alla scoperta di bellezze oltre confine                                                                                                    

Cari amici Associati,

Domenica 7 Giugno siamo tutti invitati a trascorrere una giornata alla scoperta di luoghi incantevoli e ricchi di storia. Stiamo organizzando una gita a E’ze e Beaulieu –sur- Mer( Francia). Mete molto vicine all’Italia.

E’ Necessario all’atto della prenotazione versare un anticipo di 50 euro su un costo stimato, in base al numero dei partecipanti, di 75 euro a persona. L’importo dovrà essere versato sull’iban della Associazione che è il seguente : IBAN: IT71 Z062 9546 770C C001 1609 688 . entro e non oltre il 15 maggio prossimo oppure consegnato ad un componente del nostro direttivo a voi più prossimo.

E’ze con i suoi 3000 abitanti circa è situata parte in collina e parte in riva al mare. Per scoprire il villaggio bisogna lasciarsi guidare dagli aromi di gelsomino che si spandono all’interno di strette viuzze inondate dal sole dove si incontrano frammenti di mura risalenti all’età del bronzo, oggetti in ferro battuto minuziosamente lavorati e pitture “ Trompe l’oeil “.

                        

Nel labirinto di viuzze si incontrano numerosi negozi e botteghe d’artigianato. In Vetta al villaggio a 425 metri sul livello del mare, si può ammirare uno dei panorami più incantevoli della riviera. Non meno interessante è il giardino esotico : creato nel 1949 raggruppa un centinaio di varietà di piante ,agavi, aloe, euforbie e cactus .A E’ze era solito soggiornare Nietzsche e qui si ispirò per scrivere parte della sua opera “ Così parlò Zaratustra”.

Non potrà inoltre mancare una visita alla fabbrica di profumi “FRAGONARD “. Qui si potranno scoprire le varie tecniche impiegate per l’estrazione e la conservazione delle essenze le più pure e le più concentrate. La ditta offre una visita guidata durante la quale sarà svelato qualche segreto dei profumieri. La parola profumo viene dal latino “ per fumum “ in quanto nell’antichità il profumo si otteneva bruciando legna profumata o resine. Solo dal 19° secolo con l’avvento della moderna profumeria, grazie all’arrivo della chimica moderna e alla democratizzazione della società, L’industria dei profumi ha potuto offrire, con la possibilità di riprodurre in laboratorio essenze naturali, sentori apprezzati e largamente utilizzati.

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Lasciamo E’ze e ci dirigiamo verso Nizza. A pochi chilometri incontriamo Beaulieu-sur-Mer piccolo paese a strapiombo sul mare ,si ha l’impressione che le Alpi vi si immergano; le sue bellezze naturali ,il suo clima soleggiato e mite, la vegetazione lussureggiante il mare azzurro e la luce intensa fanno di questo borgo una rinomata meta turistica, una vera “ oasis de revè “. Accanto alle bellezze Naturali Beaulieu-sr-mer vanta anche un ricco patrimonio architettonico, non a caso i Signori della “ belle Epoque “ vi fecero costruire sontuose ed eleganti dimore. Tra queste ,quella che oggi visiteremo, è la villa greca Kèrylos.

                                                                        

La villa costruita a picco sul mare è uno splendido esempio di architettura dell’antica Grecia .Pavimenti tutti decorati a mosaico, innumerevoli opere originali, arredamenti scelti con cura di foggia ellenistica. Beaulieu e provvista anche di due rinomati porti da diporto di fama internazionale e di due spiagge sabbiose , “la Baie des foumis “e “la petite Afrique”.

Naturalmente Faremo pranzo in uno dei ristorantini tipici a Beauliou per poi continuare la nostra visita alla città e alla villa Kerylos.

 

 

Gita al Forte di Bard.

 

                                            

Il Forte di Bard è a 143 Km. da Saluzzo cioè a circa un’ora e cinquanta minuti dalla nostra città e per raggiungerlo il percorso è quasi tutto su autostrada che si prende a Pinerolo e si abbandona a Pont Sant Martin che dista solo 4 Km. (da percorrere sulla vecchia strada statale) dalla nostra meta.

Circa un chilometro. prima di arrivare a Bard, sulla destra, quasi in prossimità del parcheggio della fortezza, si può scendere dal pulman e vedere i formidabili resti della strada romana letteralmente “intagliata” nella roccia e perfettamente conservata con ancora visibili le tracce lasciate dalle ruote dei carri e, sulla parete, le misurazioni del lavoro svolto dagli operai.

Bard è un piccolo borgo che, con la soprastante incombente fortezza, ha sempre costituito una naturale “strozzzatura” tatticamente molto interessante per controllare il passaggio dalla pianura piemontese verso i passi del Gran e Piccolo San Bernardo e quindi le antiche Gallie. Una curiosità circa l’interesse militare della zona è che la ferrovia che collega Chivasso con Aosta e Pré-Saint-Didier è ancor’oggi l’ultima gestita dal Genio Militare.

Questo borgo è situato a pochi chilometri dal confine fra Valle d’Aosta e l’Alto Canavese identificabile nel comune di Pont S. Martin. La strada, e oggi l’autostrada, si svolgono in una valle con incombenti contrafforti rocciosi ove alla base ancora si coltiva la vite e si producono vini prestigiosi fra cui il raro Carema (vitigno del Nebbiolo) che prende il nome dall’omonima località canavesana, e il Donnaz già valdostano.

Dal “confine” di Pont S. Martin si diparte, a destra per chi sale, la Valle di Gressoney, l’unica in cui si parla un “patois” tedesco importato in valle dalle popolazioni Valtser del vicino Cantone Svizzero, in tutte le altre valli che si diramano sulla destra e sulla sinistra orografica della Dora Baltea, il dialetto locale (patois) è francese e bilingui sono le scritte su tutti gli edifici pubblici mentre il francese come l’italiano è insegnato nelle elementari.

La Valle d’Aosta è una Regione a statuto Autonomo ove però non vi è “mai” stata alcuna spinta separatista nonostante il tentativo posto in atto dal generale De Gaulle verso la fine dell’ultima guerra mondiale. Luogo di passaggio di eserciti in tutte le epoche, è stata oggetto di cruente battaglie per la libertà e l’indipendenza del nostro paese cosa di cui i valdostani sono fieri.

In Valle d’Aosta sono ancora visibili e ben conservati lunghi tratti di strada romana e, oltre il tratto già richiamato vicino a Bard, molto interessante è la porzione anch’essa intagliata col fuoco e l’aceto nella roccia, visibile in corrispondenza della salita del Montjovet con la sua notissima lapide ricordo. Frequenti tutt’intorno sono i resti dei molti castelli e torri della famiglia degli Challant che per secoli ha dominato la valle. 

 La storia del forte di Bard è antica di secoli. La particolare posizione della rocca - situata all'imbocco della stretta gola attraverso cui si accede alla Valle, lungo il corso della Dora Baltea - permise in passato un agevole controllo del passaggio in entrambe le direttrici da e per la Francia. Il forte come lo si vede attualmente fu edificato sotto il regno di Carlo Alberto di Savoia, tra il 1830 ed il 1838, su una preesistente struttura medievale risalente al X secolo ed a sua volta basata fu fondamenta di epoca romana (poco distante, nei pressi di Pont-Saint-Martin, si trovano resti dell'antica strada romana delle Gallie). Documenti storici testimoniano la presenza di fortificazioni nella zona già nel VI secolo, ovvero all'epoca di Teodorico I. Il passaggio del forte, fino ad allora controllato dalla potente signorìa locale dei conti di Bard, al casato sabaudo avvenne intorno alla metà del Duecento, ma solo nel 1661 Carlo Emanuele I, duca di Savoia, detto il Grande, vi fece installare il presidio del ducato nella Valle, dopo lo smantellamento delle vicine piazzaforti di Verrès e Montjovet. Ulteriori opere di consolidamento e potenziamento delle strutture difensive furono poi portate a termine nei secoli successivi. In particolare, la fortezza - il cui attuale restauro ha richiesto oltre dieci anni - deve la sua fama all'essere stata l'avamposto difensivo dell'esercito austro-piemontese che nell'anno 1800 bloccò la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte (vedi riquadro). Quello che era stato definito vilain castel de Bard fu raso al suolo per ordine dello stesso Bonaparte, indispettito dalla strenua resistenza dei soldati sabaudi. Dovevano passare trent'anni perché Carlo Felice di Savoia, timoroso di nuove aggressioni da parte francese, affidasse nel 1830 il compito di redigere un progetto di ricostruzione all'ingegnere militare I lavori di riedificazione si protrassero per otto anni consentendo la realizzazione di diversi corpi di fabbrica disposti su piani differenti: poste più in basso, su due distinti livelli e ideate a forma di tenaglia, l'Opera Ferdinando e l'Opera Mortai; nella parte centrale, l'Opera Vittorio; più in alto, l'Opera Gola e l'Opera Carlo Alberto. I soldati che potevano essere ospitati nelle 283 stanze del forte erano 416 (il doppio nel caso di utilizzo di giacigli a terra). Il tutto prevedeva inoltre la costruzione di 176 locali di servizio affacciati su un vasto cortile interno che doveva funzionare da piazza d'armi. Il sistema di strutture autonome e dotate di casematte a protezione garantiva una difesa reciproca in caso di attacco. Munizioni e provviste di cibo per tre mesi erano custodite in ampi magazzini ubicati presso l'Opera Mortai, anch'essi vigilati come il resto della fortezza - che ospitò nel 1831 anche un giovane Camillo Benso conte di Cavour, allora tenente del Genio militare - da una cinquantina di cannoni. Caduto in disuso dalla fine del XIX secolo, il forte fu poi adibito fino al 1975 a polveriera dell'Esercito Italiano, dopodiché la proprietà passò alla Regione Autonoma Valle d'Aosta. Dopo una parziale riapertura nei primi anni ottanta, hanno avuto inizio i lavori dell'atteso restauro. Nel forte nel 2006 è stato aperto il Museo delle Alpi. (da Internet)

Si tratta di un interessante restauro ove conservazione e innovazione si fondono magnificamente con un risultato particolarmente coinvolgente.

Giorgio Rossi Architetto, Componente del Consiglio Direttivo Sicilia-Piemonte.

 Saluzzo   aprile 2014

 

 

Cari amici e simpatizzanti,

il 13 aprile scorso, domenica delle Palme, abbiamo effettuato la gita al Forte di Bard e ad Aosta.

A coloro che non hanno potuto partecipare vorrei dare questo piccolo sunto.

                                              

Come previsto, siamo partiti da Saluzzo alle ore 7,15 col favore di un timido sole. Durante il percorso in pullman la nostra socia Antonioli ci ha anticipato il contenuto della Mostra di Montserrat che avremmo visto all’interno del forte. Giorgio Rossi avrebbe voluto senza dubbio illustrarci  il territorio che attraversavamo durante il viaggio e la sua storia. Ma per motivi familiari  non ha potuto partecipare a questa gita di cui era stato promotore. Chi vuole può trovare un suo scritto illustrativo nell'articolo precedente.

Siamo arrivati a Bard intorno alle ore 9,30. Il sole era più caldo e nell’attesa di poter entrare al Forte, abbiamo effettuato una visita al piccolo borgo medievale ancora ben conservato con la chiesa, il municipio e le case dal sapore antico, molto adorne di fiori e con i balconi di pietra. Dal borgo per accedere al forte si deve superare un dislivello di circa 20 metri. Chi ama le scalate può percorrerlo a piedi attraverso scalini molto ripidi; per i meno arditi la moderna tecnologia ha messo a disposizione una magnifica cremagliera che in pochi secondi ci ha trasferito al piano di ingresso, facendoci apprezzare lungo l’ascensione la bellezza di questa valle. Giunti sul posto, ci siamo dispersi in piccoli gruppi nelle varie sale della mostra per ammirare le tele conservate nel monastero di Montserrat  che  ha acquistato nel tempo veri e propri capolavori della pittura europea.  Ricordo tra le opere presenti, quelle di Picasso, Dalì, Mirò. Terminata la mostra, abbiamo raggiunto al piano inferiore il Museo della Montagna che per le tecnologie e l’allestimento ha appassionato tutto il nostro gruppo.

Senza accorgercene si erano fatte le ore 13,30 e a malincuore  risalimmo sul pullman per raggiungere la signora Lella, la nostra oste ,che ci aspettava a Fenis con un menù tipicamente aostano. L’incontro con la signora Lella è stato fantastico. L’ambiente era quello dell’agriturismo con animali da cortile in appositi larghi recinti e attrezzi di campagna in bella vista. L’accoglienza è stata festosa , il menù ricco e abbondante. Alla fine del pranzo c’è stata la sorpresa finale: un vassoio pieno di cannoli siciliani, preparati al mattino di buon’ora, imbarcati di nascosto sul pullman e arrivati sulla nostra tavola alla fine del pranzo. Ce n’erano per tutti, naturalmente anche per la signora Lella e per il suo personale , per poter celebrare simbolicamente l’amicizia siculo-aostana. Complice la temperatura mite e il lauto pranzo, qualcuno avrebbe volentieri aiutato i processi digestivi con una siesta sui prati circostanti, ma si era fatta l’ora di riguadagnare la strada per Aosta.

Dopo aver superato l’Arco di Augusto, siamo entrati nella zona  pedonale e qui ognuno di noi ha avuto modo di rilassarsi passeggiando accanto ai monumenti dell’antica Roma e scattando le ultime fotografie della giornata.

Vincenzo Costa

 

Carissimi amici Soci e Simpatizzanti,

Come sapete il 21 e 22 Settembre prossimi si aprirà presso il convento di San Giovanni la interessante mostra fotografica del nostro Ninni Russo.

L’inaugurazione è prevista per le ore 17 di sabato 21 con un cocktail offerto dalla Associazione .Durante la presentazione, alle fotografie verranno affiancate riflessioni e commenti proposti dal socio Maurizio Grippi. Con le immagini si ripercorrono e si rivivono atmosfere e colori della Palermo autentica e per certi versi immutabile in merito ad usanze e tradizioni. Vi aspetto Tutti per un cordiale ed amichevole ritrovarsi accanto alle nostre tradizioni. Vi allego la locandina della mostra con le precise indicazioni.

Un caro saluto.

Vincenzo Costa                                    

 

                      

 

 PRESENTAZIONE

THE CITY DOWN...

L’idea è presentare un mondo dove la gente vive a più stretto contatto con la strada ,  immersa nei colori delle vie, intenta a nutrirsi l’anima col teatro vivente degli altri che agiscono .

In tal senso i principali mercati di Palermo : la Vucciria , il Capo , Ballarò, risultano i luoghi migliori per comprendere e godersi lo spettacolo.

THE CITY DOWN... La città sotto ... le vele, internazionale, quella dei mercati vecchi che vive sotto i velarium colorati, tavolozza di colori forti spremuti da tubetti di tempera . Vicoli senza tempo, nei secoli residenza nobiliare, ricchi di stupendi palazzi e di chiese barocche dove la storia si intreccia con la fantasia e con i racconti popolari. La città che presento è quella araba, spagnola, angioina dove ancora adesso i volti gli atteggiamenti il dialetto ne tradiscono il legame .

La mostra fotografica vuole appunto suggerire le emozioni sceniche di tale rappresentazione con foto, proiezioni, arguti riferimenti didascalici

NINNI RUSSO

 

                                       

 

 

Visita all’ Abbazia di Novacella.

Giovannella Antonioli

 

                                               

Tra gli splendidi luoghi che abbiamo visitato nel primo weekend di dicembre c’è l’abbazia di Novacella. Luogo ricco di storia, costruito in forma di arena all’interno del paesaggio naturale, trasmette al turista una sensazione di pace interiore e affascina anche  nei tempi moderni. L’abbazia venne fondata nel 1142 non lontano da Bressanone, nel punto di incontro di due vie di pellegrinaggio che dal Nord Europa portavano a Roma e Gerusalemme .  Gli edifici isolati che assolvevano originariamente alle diverse funzioni furono col tempo riuniti in un corpo unico che costituisce l’imponente dell’abbazia. L’abbazia è attualmente funzionante. I canonici che qui vivono si ritrovano ogni giorno a pregare  nella “Basilica” , vero gioiello dell’arte  barocca bavarese  che è possibile visitare insieme alla biblioteca, al chiostro, alla cantina.  Il territorio dove è situata l’abbazia vanta infatti una tradizione viticola tra le più antiche in Europa. I vigneti che si arrampicano sui monti vengono coltivati con un particolare modello di pergolato che garantisce un’esposizione solare ottimale. Si ottengono così ottimi vini bianchi a denominazione di origine controllata (in particolare il Sylvaner). Questo paesaggio fa da sfondo a uno dei centri culturali maggiori per la scienza e l’arte fin dal Medioevo. La biblioteca dell’abbazia raccoglie attualmente 96000 volumi ed è una inesauribile miniera per i ricercatori di tutta Europa. Nella Sala si possono ammirare ,raccolti in teche di vetro , alcuni codici miniati della scuola amanuense dell’abbazia  e alcune preziose edizioni di manoscritti. Qui  è conservato l’Antico Testamento tradotto da Martin Lutero che apparteneva allo stesso Ordine dei Canonici dell’Abbazia prima della scomunica.  Uscendo dalla Biblioteca ,si ha veramente l’impressione di lasciare un mondo di secoli di cultura. Per trovare un po’ di distensione  e magari di raccoglimento siamo entrati nel giardino storico dove vegetano piante ornamentali,esotiche,officinali  .  Il giardino  completamente ristrutturato e riaperto al pubblico dal 2004 è una delizia per lo sguardo e ci offre un soffio di eternità. Ora siamo pronti a riprendere il cammino, ma prima di lasciare Novacella incontriamo una bella fontana ottagonale   chiamata il “pozzo delle meraviglie” . In essa sono rappresentate le sette meraviglie del mondo. A queste è stata aggiunta un’ottava:l’abbazia di Novacella. Possiamo dare torto all’artista?

Saluzzo dicembre 2012