i defunti nella tradizione siciliana.

I defunti nella tradizione siciliana

 

Al di qua l’ostetrico e al di là il becchino, la vita è aperta su due misteri, senza dubbio sull’Eterno.

Gli antichi Greci sapevano che i due mondi, quello visibile e quello   invisibile ,sono separati e uniti al tempo stesso. Proserpina, sposa di Ade re degli Inferi, è infatti una donna vivente che entra a far parte del regno dei morti attraverso Eros, l’amore.

Prima di Proserpina, c’era un rigido alternarsi tra l’apparire e lo sparire. La vita terrena veniva vissuta come sovrabbondante ,quella dopo la morte come vacua, inerte, senza corpo. Ma al mondo non bastava più questa economia della metamorfosi. Con il mito di Proserpina, i due mondi si sbilanciano entrambi. Infatti se con il ratto della fanciulla terrena, sembra che la morte voglia far subire alla terra un oltraggio, portando però un vivente nel suo stesso regno, la morte inganna se stessa. Insieme al corpo di Proserpina , Eros penetra nel regno dei morti. I due mondi si aprono l’uno all’altro.

Ade impone ai morti di non assumere una qualsiasi parvenza sulla terra, Proserpina impone ai morti il sangue: non quello dei sacrifici, ma il sangue invisibile che continua a pulsare nelle sue braccia bianche.

Il ratto di Proserpina avviene in una prateria solcata dall’acqua vicino a Enna, nell’ombelico della Sicilia. Proserpina stava guardando un narciso quando la terra si squarciò e apparve la quadriglia di Ade. Per un attimo, lo sguardo di Proserpina si distolse dal narciso e si incontrò con l’occhio di Ade. La pupilla di Proserpina ( che in greco viene anche chiamata” Kore” cioè appunto pupilla) fu accolta da un’altra pupilla. La pupilla è il luogo dove chi guarda incontra il suo riflesso. Proserpina vide riflessa sé stessa. Quello sguardo doppio in cui la coscienza vede sé stessa non è più scindibile.

Proserpina, racconta il mito, ritorna ancora sulla terra per riunirsi con il suo punto di origine ma solo in certi momenti.

Possiamo ritrovare l’eco di questo mito nella “Festa dei morti” che si festeggia a Palermo. Qui secondo la tradizione le anime dei parenti defunti portano in dono ai bambini dolci e giocattoli nella notte tra il 1 e il 2 novembre. I dolci , a forma umana ,fatti di zucchero indurito e dipinto con colori leggeri, rappresentano paladini e damigelle. I biscotti sono rotondi e piuttosto duri chiamati “ ossa ri muortu” , ossa dei morti; i frutti fatti di pasta di mandorle sono straordinariamente somiglianti a quelli veri : castagne, arance, pesche, Noci fichi d’india.

Ogni famiglia per il 2 novembre prepara u’ “cannistru” cioè il cesto di dolci e giocattoli da regalare ai bambini e nasconde la grattugia perché i defunti, a chi si comporta male, vanno a grattare i piedi!!

                               

Giovannella Antonioli ottobre 13