I mosaici della villa del Tellaro

I MOSAICI DELLA VILLA DEL TELLARO

 Nel territorio del comune di Noto, in Provincia di Siracusa, città famosa in tutto il mondo per il Barocco siciliano, esiste un importante sito archeologico dell’età tardo imperiale romana chiamato Villa del Tellaro.

                                

Questa villa, insieme a quella più famosa di Piazza Armerina e di Patti Marina, testimonia la presenza della classe senatoriale in Sicilia nell’ultima fase dell’Impero.Tra il V e il IV secolo D.C. infatti la Sicilia conobbe un grande rilancio socio-economico per la ottima produzione agricola e per la riforma dell’allora imperatore Diocleziano che decentrò l’amministrazione dell’Impero da Roma alle Province.

La Villa con i suoi seimila metri quadrati rappresentava a tutti gli effetti un centro economico particolarmente produttivo, autonomo anche dal punto di vista amministrativo. Vicino ad essa scorre il fiume Tellaro da cui la Villa prende il nome . Il fiume rappresentava col suo vicino accesso al mare un ottimo mezzo di trasporto per merci e persone. La valle viene definita da Ovidio incantevole ma ancora oggi questa zona produce vino e olio di alta qualità. Basti pensare al Nero d’Avola, al Moscato di Noto e all’Olio Monti Iblei.

 

                                                  

Lo scavo archeologico ha comportato lo smantellamento delle strutture murarie di una Masseria , caseggiato rurale sette-ottocentesco , costruita sopra che non ha fortunatamente interessato l’area Nord della Villa romana dove sono visibili straordinari mosaici pavimentali. Questi narrano scene di caccia,banchetti,scene mitologiche,danze di satiri e menadi, temi che celebrano la cultura dei loro proprietari. Per la capacità narrativa ed espressiva degli artisti e l’intensità degli effetti cromatici, questi mosaici rappresentano uno degli esempi più alti dell’arte romana nelle Province.

 

 

                                            

  Per saperne di più collegatevi al sito del Comune di Noto e ammirate con i vostri occhi queste preziose testimonianze del passato.

 Giovannella Antonioli