Griselda

GRISELDA

 

La storia di Griselda, popolana ingiustamente perseguitata che ottiene il premio per la sua estrema obbedienza , fa parte delle 100 novelle del Decameron di Boccaccio   Decameron è una parola che significa “(libro) delle dieci giornate”. Per dieci giorni un gruppo di giovani per sfuggire alle miserie e ai drammi della peste del 1348 si rifugiano in campagna e si raccontano dieci novelle al giorno. Ognuno di loro è nominato a turno re della giornata. Nella decima giornata Dionèo, rivolgendosi al suo pubblico , incomincia:”   Vo’ ragionar d’un marchese non una cosa magnifica ma una matta bestialità…la quale io non consiglio alcun che segua..”

La novella qui proposta in italiano corrente è stata   fedelmente tratta da “Leggende italiane” Fabbri editori.

                                                                                             

E’ ormai gran tempo, era marchese di Saluzzo un giovane di nome Gualtieri che, disdegnando di prender moglie e metter su famiglia, trascorreva i suoi giorni tra la caccia ed i lieti conviti.

Passavano gli anni ed i vassalli, preoccupati perché il loro signore ancora non aveva eredi, presero a sollecitarlo, offrendosi di cercargli loro una sposa, per rango e virtù in tutto degna di stare al suo fianco.

“Amici miei”, disse allora Gualtieri, “mi vedo costretto ad un passo che fermamente intendevo non fare, perché non credo ci sia al mondo donna capace di adattarsi all’indole ed alle abitudini di chi la prende in moglie.Volendo tuttavia compiacervi, per non avere in futuro da rimproverare alcun altro, se mai la scelta non fosse felice, io stesso cercherò la compagna che mi darà l’erede che aspettate. Ma voi dovete promettermi di rispettarla come vostra signora, qualunque donna io sposi.”

I vassalli diedero la parola e se ne andarono contenti.

Gualtieri si guardò attorno e pose gli occhi su una fanciulla di un villaggio vicino, di nome Griselda, povera quanto bella; senza porre indugio , fece chiamare il padre e si accordò con lui segretamente.Poi, convocati gli amici, annunciò loro di aver scelto la sposa e li esortò a prepararsi a riceverla con tutti gli onori, secondo la loro promessa. Da parte sua organizzò una fastosa festa e diramò gli inviti per le nozze. Nessuno sapeva chi fosse la sposa ; ma per lei erano stati cuciti gli abiti più ricchi e gli orafi avevano preparato l’anello nuziale ed una corona d’oro tempestata di pietre preziose.

Venne il giorno fissato per le nozze ed il marchese, disposta ogni cosa, di buon mattino salì a cavallo con quanti erano venuti ad onorarlo, dicendo loro : “ Signori, è ora di andare a prendere la sposa “. Giunti al villaggio di Griselda, la videro che tornava dalla fonte, dove era andata ad attingere acqua in tutta fretta, perché voleva andare poi con le amiche a vedere passare il corteo nuziale.

“ Griselda, dov’è tuo padre ? “, domandò Gualtieri. Con il volto rosso di vergogna, perché l’aveva chiamata per nome, la fanciulla rispose :” E’ in casa, mio signore”. Ed insieme entrarono a cercarlo.

“ Sono venuto per sposare Griselda “, annunciò il marchese. “ Ma voglio prima sapere da lei se, una volta che sarà mia moglie, saprà compiacermi ed essermi ubbidiente, senza adombrarsi mai, qualunque cosa io possa dire o fare.”

“ Così m’ impegno” , rispose la giovane.

Gualtieri allora la prese per mano e la condusse fuori, dove era ad attenderlo la sua compagnia; e davanti ai suoi ed a quanti si trovavano a passare per la via, tra il generale stupore, volle si levasse i suoi abiti per vestirsi e calzarsi come ricca signora; quindi, posandole sui capelli tutti scarmigliati la corona d’oro e di gemme, annunciò che quella era la sposa ch’ egli aveva prescelto, purchè lei lo accettasse; e domandò : “ Griselda, mi vuoi per marito? “.

“ Si, mio signore “, rispose la giovane che ancora non osava sollevare gli occhi, per la vergogna di essersi spogliata davanti a tutti.

“ Ed io voglio te per moglie “ concluse il marchese.

Con ogni onore la condusse al palazzo, dove si fece festa grande, non altrimenti che se avesse sposato la figliola del sovrano di Francia.

La giovane sposa, così com’era bella, si mostrò di animo buono e il suo comportamento era tale che pareva non essere figlia di villano , ma discendente da nobile stirpe. Non v’era chi non l’amasse e rispettasse e non ritenesse avveduto oltre ogni dire il marchese di Saluzzo, che aveva saputo capire quale perla di virtù si nascondesse sotto i rustici panni di cui Griselda era un tempo vestita. Trascorso qualche po’ , la donna s’accorse di aspettare un figlio: grande fu l’attesa nell’intero paese, e più grande la festa , quando nacque una bimba.

Ma Gualtieri, desideroso di mettere la sua sposa alla prova, le disse che i vassalli, già insofferenti della sua bassa condizione, erano ora assai scontenti al pensiero che da lei egli avesse un’ erede. “Riconosco che sono da meno di loro” , disse Griselda con dignitosa umiltà, “ né ero degna dell’onore cui mi hai voluto elevare. Perciò sono disposta ad accettare qualunque cosa tu decida di fare “.

La risposta piacque molto al marchese, perché dimostrava che l’accresciuta posizione sociale non aveva insuperbito la donna. Tuttavia non desistette dal fare quanto si era proposto: mandò da lei uno dei suoi servi, che con volto triste le annunciasse di avere ricevuto ordine – pena la vita, se disubbidiva – di portarle via la bambina per farla morire. Ben ricordando l’impegno preso il giorno delle nozze, Griselda , pur non nascondendo il suo dolore, sollevò dalla culla la figlia e , dopo averla baciata con trasporto, la porse all’uomo, dicendo :” Fa’ dunque quello che il mio e tuo signore ti ha ordinato. Soltanto ti prego di non lasciare questo misero corpo alle bestie e agli uccelli rapaci, a meno che egli specificamente non lo imponga”.

Quando il servo lo ragguagliò sull’esito della sua missione, Gualtieri non potè non stupirsi della docilità della sua sposa; ma volendo spingere più oltre la prova, inviò la bambina da un suo parente che abitava a Bologna, perché l’allevasse ed educasse come conveniva al suo rango , senza tuttavia mai rivelare di chi fosse figlia.

Qualche tempo dopo, Griselda di nuovo fu incinta , e questa volta partorì un bel maschio ; ma il marchese, fingendosi turbato anziché lieto , riprese a parlare dello scontento dei vassalli.”Ho gran timore”, disse, “ di essere cacciato dalla mia terra , se accetto come figlio e designo mio erede il nipote di uno zotico villano. Dovrò perciò disporre che anche questo bambino faccia la fine dell’altra figliola; anzi assai meglio sarebbe se io ti lasciassi per prendere sposa più degna.”

Griselda piegò il capo e nascondendo il dolore che provava, poiché voleva tener fede alla promessa fatta il giorno delle nozze, rispose: “ Fa’ quanto ritieni sia meglio e ritienimi paga di quello che a te fa piacere “.

Deciso ad andare fino in fondo, Gualtieri mandò dunque un servo a prendere il figliolo e fece finta di aver fatto uccidere pure lui , mentre di nascosto l’aveva mandato a Bologna, perché crescesse insieme alla sorella. E intanto tra sé rifletteva che avrebbe potuto considerare dura di cuore Griselda, se non avesse visto con i suoi occhi le mille tenerezze che aveva prodigato ai soui figli, finche glielo aveva concesso; e doveva convenire che non era insensibile, ma soltanto ubbidiente al suo sposo.

Lunghi anni durò la finzione e i vassalli, che la prendevano per vera, biasimavano molto la crudeltà del marchese e non cessavano di commiserare la loro dolente signora.

Gualtieri, appena la figlia si fece giovinetta – ed era avvenente e gentile al pari della madre - sparse la voce di avere ottenuto dal Papa licenza di rimandare la sua prima moglie con la dote che gli aveva recato e di prenderne un’altra a suo piacere.

Come ne informò Griselda, la donna a stento trattenne le lacrime; impegnandosi tuttavia a sostenere anche quella nuova ingiuria della fortuna, con voce ferma quanto più potè, rispose: “ Mai nulla ho ritenuto mio, ma tutto soltanto prestato, di quanto vi degnaste concedermi. Perciò, se a voi ora piace riaverlo, a me deve piacere restituirlo. Ecco pertanto l’anello. Quanto alla dote, non ho dimenticato che mi prendeste nuda, e nuda me ne andrò , se ritenete conveniente che tutti vedano quel corpo che ha portato i figlioli da voi generati. Ma per quella verginità che io vi diedi e non posso riprendermi adesso, vi prego di lasciarmi indossare almeno una camicia.”

Gualtieri, mostrando il volto duro, per nascondere la commozione entratagli nel cuore, disse brusco: “ Vada per la camicia”. Né volle dare ascolto a quanti lo supplicavano di essere generoso e rivestire convenientemente Griselda : sicchè la donna se ne tornò a piedi scalzi, con indosso una sola camicia, a casa del padre, che la rivestì con gli abiti che aveva prima delle nozze. E con lui rimase svolgendo le più umili mansioni .

Qualche tempo dopo , Gualtieri fece sapere che intendeva prendere in moglie la figlia di uno dei conti di Panago e fece chiamare Griselda, perché di persona curasse i preparativi dello sposalizio, celebrato il quale le avrebbe permesso di tornare nuovamente dal padre. L’infelice, pur sentendosi trafiggere il cuore dal dolore che la richiesta le procurava , vi aderì prontamente e il giorno stabilito, vestita dei suoi umili panni, con dignità ricevette, come le era stato ordinato, le dame che venivano ad attendere la sposa.

Ed ecco arrivare da Bologna il corteo nuziale. Lo guidava quel parente di Gualtieri che aveva cresciuto i figlioli e li riconduceva al padre: ma il marchese aveva disposto le cose in modo che tutti credessero che doveva sposare la giovinetta bellissima, la quale , in realtà , era sua figlia.

Tutta la popolazione di Saluzzo si era riversata nelle strade per vedere passare la sposa. E non vi fu chi non ne lodasse la bellezza e il comportamento, specie quando si vide che Griselda stessa lietamente le si faceva incontro , dicendo :” Benvenuta la mia signora! “.

Appena i convitati si furono seduti attorno alle mense imbandite, Gualtieri, pensando fosse ormai ora di compensare Griselda di quanto l’aveva fatta patire, le domandò sorridendo che cosa pensasse della nuova sposa. Dopo aver tessuto le lodi di quella che credeva dovesse prendere il posto che era stato suo, Griselda pregò il marchese di risparmiare alla giovane le sofferenze a lei stessa imposte, in considerazione dell’età e delle delicatezze in cui era stata allevata, che non l’avevano ancora preparata ad affrontare le prove della vita.

Gualtieri allora prese per mano la donna e la fece sedere al suo fianco al posto d’onore.

“ Griselda” , disse, “ quando ti presi in moglie, nutrivo grandi dubbi sulla tua capacità di adeguarti al mio volere, per quanto di peso ti fosse: perciò ti sottoposi a tante prove. Ma ora, in una sola volta, voglio renderti compensate tutte le sifferenze che in tanti anni ti diedi. Ed anzitutto ti restituisco questa che tu credi destinata a diventare mia sposa, ed è quella figliola che pensavi uccisa per mio volere. Quest’ altro è suo fratello ; ed io sono il tuo sposo che t’ama sopra ogni cosa, certo com’è che nessun uomo possa dire di avere una moglie che con tanta pienezza l’accontenti.”

Vi furono pianti a abbracci a non finire. Poi le dame condussero nella sua stanza Griselda, la rivestirono, come si conveniva ad una marchesa, dell’abito più ricco che si fosse mai visto, e così abbigliata , la ricondussero nella sala, dove si fece gran festa per più giorni e ciascuno dei vassalli volle mostrare alla sua signora in quanto onore ella fosse tenuta.

Per completare la generale letizia, Gualtieri fece chiamare il padre della moglie, che da quel giorno volle con sé a palazzo, sicchè visse e morì consolato , nel vedere la figlia finalmente felice e nella più alta considerazione del marchese.

A cura di Giovannella Antonioli