La nascita del sonetto.

La nascita del sonetto

Liberamente tratto da “ I poeti della scuola siciliana” . I Meridiani . Mondadori

Negli organismi viventi la crescita e l’evoluzione sono alla base del ciclo biologico. Anche in poesia si riscontra una concatenazione tra passato e presente come se i corsi storici non fossero mai definitivamente interrotti. Daniele Piccini nel numero 201 della rivista “Poesia” afferma che la forma metrica che meglio permette questa comunicazione tra epoche e individui lontanissimi è il sonetto , forma metrica rigorosa e al contempo malleabile.

Artefice e inventore del sonetto è il padre della “ Scuola Siciliana”: Giacomo da Lentini ovvero il Notaro, vissuto alla Corte di Federico II di Svevia ( 1194 – 1250 ) re di Sicilia dal 1198 e imperatore dal 1220. Come dice Furio Brugnolo , il termine “Scuola Siciliana “ indica l’insieme dei poeti che gravitavano attorno alla Magna Curia di Federico II e non designa la provenienza geografica o la lingua usata. La Magna Curia non era una corte feudale , ma un apparato di funzionari e dignitari scelti tra giuristi e notai di estrazione laica. Esiste quindi un collegamento tra l’iniziativa politica e statuale del sovrano svevo e l’esperienza lirica dei Siciliani. Il primo che se ne rende conto è Dante che nel “ De Vulgari Eloquentia “ scrive : “ … quegli uomini grandi e illuminati , Federico Cesare e il suo degno figlio Manfredi , seppero esprimere tutta la nobiltà e dirittura del loro spirito …. E poiché sede del trono regale era la Sicilia , ne è venuto che tutto quanto i nostri predecessori hanno prodotto in volgare si chiama siciliano “ .

Il sonetto diventa quindi la forma poetica adatta alle nuove esigenze della lirica europea. E’ breve e compatto, ma abbastanza lungo da consentire lo sviluppo di un tema. La sua struttura fissa di 14 versi chiusi in un gruppo di 8 e in un gruppo di 6 si rifà alla numerologia , campo del sapere molto apprezzato da Federico II che poneva la matematica e le scienze in generale in primo piano.La lingua usata non è il siciliano indigeno, ma il siciliano “illustre” . E’ uno stile raffinato, lontano dagli estremi , che privilegia i ritmi distesi e le rime non dissonanti. Visto che questa lingua poetica è disponibile a subire adattamenti e interferenze, c’è una massiccia presenza di latinismi e gallicismi.

 Alla novità stilistica il Notaro aggiunge quella concettuale.  Il sentimento amoroso non è più una riproduzione feticistica per ottenere una ricompensa fisica da Madonna, ma è riproduzione interiore. Il poeta è un uomo che si riscopre uguale attraverso l’esperienza amorosa e l’amore è fenomeno “ naturale “, non più “ sociale” ( distanza sociale tra amante e donna tipica della poesia trobadorica ).

Propongo alla vostra attenzione un sonetto a più voci di Giacomo da Lentini “ Amor è un desio “ nella versione toscanizzata. Sfortunatamente ,  non è mai esistita una vera e propria raccolta antologica organica della produzione poetica siciliana ,  ma solo raccolte minori , d’occasione , non ordinate.

Amor è uno disio che ven da core

Per abondanza di gran piacimento,

e li occhi imprima generan l’amore                                                                    

e lo core li dà nutricamento.

Ben è alcuna fiata om amatore

Senza vedere so’ namoramento ,

ma quell’amor che stringe con furore

da la vista de li occhi à nascimento ,

che li occhi rapresentan a lo core

d’ onni cosa che veden bono e rio ,

com’è formata naturalemente;

e lo cor , che di zo è concepitore ,

imagina , e piace quel disio :

e questo amore regna fra la gente.

 

Giovannella Antonioli