25 aprile: una pagina di storia da ricordare.

25 Aprile 2015.

Settantesimo anniversario della Liberazione.

Credo che il modo migliore per ricordare la Liberazione sia analizzarne la portata storica

riflettendo su alcuni aspetti essenziali che meritano di essere sempre ricordati.

Innanzitutto la Resistenza fu un movimento corale di popolo cui parteciparono uomini e

donne, militari e civili di tutti i ceti sociali e di tutte le fedi politiche e religiose che in quel

momento, pur nelle loro variegate visioni del futuro, seppero unirsi compatti attorno

all’ideale comune della riconquista della libertà.

Gli ideali di quegli uomini che combatterono, chi per mantenere fede al giuramento fatto

alla Patria rappresentata dalla monarchia, o chi per il desiderio della libertà per anni

soffocata o tutta quella gente comune che ebbe il coraggio di schierarsi, uscendo dalla

maleodorante zona grigia in cui i più stavano rintanati per “non esporsi”, per “non avere

grane”, per “salvare i loro piccoli interessi” quando addirittura non arrivarono a vendere

altri uomini per vecchi rancori o per i “quaranta chili di sale”…, quegli ideali sono oggi i

pilastri della nostra Costituzione.

Anche la successiva scelta dei nostri padri costituenti, non certo esponenti di un unico

credo politico ma che furono ancora una volta uniti anche nel percorrere la strada del

perdono e della pacificazione con i vecchi avversari per ricreare l’unità di un popolo nella

nuova Repubblica che stava nascendo, è frutto della cultura scaturita dalla Resistenza.

Questi e molti altri ideali come la libertà in tutte le sue accezioni: il diritto di esporre le

proprie idee, la solidarietà, l’accoglienza, il diritto al lavoro, la tutela dei diritti di tutti, ricchi

e poveri, fortunati e sfortunati che siano, sono i sentimenti che la lotta di Liberazione ha

espresso e grazie ai quali oggi, anche chi non condivise e non condivide i valori di quei

momenti, può esprimerlo ad alta voce liberamente.

Chi invece si sente rappresentato nel grande sogno di quegli uomini e di quelle donne, in

questa occasione ricorda i morti innocenti della Shoah, colpevoli solo di essere ebrei, gli

antifascisti uccisi nei campi di concentramento assieme a tutti quei militari che fedeli al loro

giuramento non vollero vestire la divisa della RSI o delle SS italiane, ricorda chi nelle

nostre città, nelle campagne e sulle montagne non rifiutò un aiuto a quei ragazzi

abbandonati al loro destino dopo l’otto settembre, condividendo con loro la povertà

quotidiana, memori dei loro figli anch’essi abbandonati e dispersi nella colpevole pazzia

della guerra di Russia, e per questo ebbero le case bruciate, furono torturati ed uccisi da

quelli”, che avrebbero voluto instaurare anche da noi la dittatura della “razza superiore”…

e non lasciamoci ingannare dal falso buonismo che vuole che “davanti alla morte si sia

tutti uguali”, i torturatori e i torturati, i persecutori e i perseguitati… ma inchinandoci

davanti a “tutti” i morti non dimenticandone però la diversa posizione storica e preghiamo

che simili orrori non si ripetano mai più.

Oggi, davanti all’imperante corruzione malavitosa e politica, agli arricchimenti indebiti,

all’evasione fiscale, alla cecità verso i giovani che si vedono privati del diritto ad un lavoro

e quindi del proprio futuro, a chi il lavoro l’aveva ma l’ha perso e vive come una dolorosa

vergogna questa perdita di dignità giungendo anche ad uccidersi, davanti a chi si chiude a

riccio nei propri privilegi e all’arroganza colpevole del potere e del denaro… è il momento

di ritrovare e riaffermare i valori della Resistenza scritti nella nostra Costituzione, facendoli

nostri “sempre”, in ogni azione del vivere quotidiano affinchè tutti insieme si riesca a

realizzare una società migliore e più giusta.

Giorgio Rossi.